Luke Rhodes: “Look at me now per me è stato un brano coraggioso”

Luke Rhodes: "Look at me now per me è stato un brano coraggioso", ecco cosa ha dichiarato l'artista in un'intervista a Bellacanzone.

Esce giovedì 30 luglio sulle piattaforme streaming e in digital download Look at me now”, il nuovo singolo del cantautore LUKE RHODES.

Con un sound fresco ed internazionale, in “Look at me now” Luke Rhodes dà voce alle sue paureimmaginandosi un ipotetico dialogo con una persona che ha fatto parte della sua vita e che adesso ne è uscita.Mentre l’altro ha abbandonando i sogni che un tempo li accomunavano, il protagonista è rimasto fedele a sé stesso e alle sue scelte, pur consapevole della fatica e degli ostacoli che dovrà ancora superare per raggiungere il suo traguardo.

Vuoi parlarci del brano Look at me now?

Innanzitutto saluto tutti i lettori e vi ringrazio per questa intervista 🙂

Look at me now per me è stato un brano coraggioso, un cambiamento di genere e di immagine a dir poco radicale. L’ho prodotta da solo aggiungendo a strumenti più canonici suoni di oggetti e situazioni che citavo nel testo, come riflettori che si accendono e rumori di folla. Il significato del testo, al contrario di quello che può sembrare, non è a sfondo denigratorio nei confronti di qualcuno, ma rivendica uno stato di fierezza nel rimanere fedeli a i propri sogni, senza arrendersi alle aspettative della società (che per gli artisti sono sempre mirate all’accantonare l’arte rendendola soltanto un hobby).

Come nasce la tua passione per la musica?

Non ho memoria della prima volta che ho suonato o cantato una melodia. Uno dei miei primi giocattoli fu una pianola a fiato di paperino, che portavo ovunque non appena imparai a camminare. Credo di aver sviluppato già al tempo il mio orecchio musicale, mia madre mi racconta che fu a dir poco sorpresa quando, dopo aver impostato una nuova suoneria nel cellulare, iniziò a sentire la stessa melodia suonata dal figlio di poco più di tre anni, imparata ad orecchio. Di lì a poco vidi mia cugina suonare la chitarra, e me ne feci regalare una per Natale a sei anni, con la quale iniziai, facendomi insegnare proprio da lei, ad accompagnarmi mentre cantavo.

Come hai vissuto il periodo di quarantena dal punto di vista personale e dal punto di vista lavorativo?

La quarantena è stato un periodo molto meno monotono del previsto, dal punto di vista personale sono una delle persone che ha completamente rivalutato le videochiamate. Avendo vissuto tutto il periodo nella mia casa a Roma, senza poter vedere nessuno, ho passato i momenti importanti e le festività attorniato virtualmente da amici e familiari, come ad esempio la mia laurea. Dopo il decreto (fortunatamente avevo finito tutti gli esami), ho iniziato a organizzarmi per affrontare la discussione di laurea in webcam, elaborando tutti i punti di forza ed eventuali penalizzazioni nel discuterla dalla propria camera. Le settimane successive invece sono state all’insegna della composizione. Dopo un periodo di totale relax post-laurea sono stato colto da un’ispirazione molto forte e ho composto molti brani nuovi che sentirete i prossimi mesi. Durante l’ultimo periodo di quarantena invece sono stato contattato da Sam Wells, un produttore musicale con cui ho già collaborato, ed è nato il progetto Look At Me Now. Il brano era già stato registrato ma non era pronto per la pubblicazione. Ci siamo dati due mesi per confezionarlo sia dal punto di vista musicale (io per la produzione e la scrittura strumenti, Sam nel mix e master), che nel visual (ho preso i contatti con la troupe per il videoclip e scattato con l’aiuto a distanza di Leonardo, il mio fotografo, la foto di copertina).

Come vedi il futuro della musica dal vivo in Italia?

Domanda da un milione di dollari ahahah, la situazione italiana rispetto al mercato internazionale è estremamente diversa e infinitamente più piccola, il che ci porta ad avere dinamiche un po’ particolari soprattutto in questo periodo. Da un lato abbiamo i grandi concerti, che probabilmente sono i più a rischio. Gli stadi non sono mai stati una maggioranza in un paese che deve dividere un pubblico relativamente piccolo in ulteriori nicchie e fanbase, credo quindi che ci saranno estremamente utili i teatri, che ci permettono, fornendo un’attrezzatura simile a quella di un grande concerto, di controllare i posti a sedere e distanziare le persone, con un adeguato impianto di ventilazione.

I piccoli concerti invece sono più facili da organizzare nel rispetto delle normative (io stesso ho ripreso a sentire musica dal vivo prenotando tavoli nei ristoranti all’aperto che ospitano varie band del panorama romano), ma da artista posso assicurare che se prima era molto difficile avere delle date, ora è quasi impossibile. Credo fermamente che con l’arrivo di un vaccino o una soluzione che ci permetta di affrontare tranquillamente gli eventi sociali, le persone torneranno a riempire più di prima, e più che volentieri stadi e grandi spazi, facendo girare l’economia in campo artistico e musicale, e non può che farci bene!

Dove ti vedremo nei prossimi mesi?

Sicuramente ovunque online. Sto promuovendo il mio singolo sui social e sulle riviste, sia online che fisiche e presto sarò in rotazione anche in radio!

Per quanto riguarda i live invece mi sto organizzando per questo autunno, così da promuovere la nuova musica di persona e rivedere gli affezionati cantando assieme. Non è un periodo semplice per un artista emergente, soprattutto dal punto di vista della musica dal vivo, ma non vedo l’ora di far funzionare il tutto perché i live, per quanto mi riguarda, sono il momento più importante del nostro lavoro. In studio si sperimenta, si sbaglia e soprattutto si crea qualcosa che però rimane nella sua confezione fino al momento dell’esibizione. È sul palco però che si consolida il tutto, che si vede l’artista vero, non solo per il suo talento, ma per il duro lavoro che ha fatto per prepararsi a quel momento, e sono più che sicuro che è il sudore versato nelle prove infinite i mesi prima che determina la riuscita del live.